Kilroy was here: il primo graffito virale della storia

Kilroy was here: il primo graffito virale della storia

Kilroy was here - Kilroy è stato qui. Ed è proprio da “qui” che ha inizio tutto. Con “qui” intendiamo la Seconda Guerra Mondiale, precisamente tra il ‘44 e il ‘45, il graffito appariva ovunque e veniva considerato come una vera e propria mascotte del buon augurio per gli alleati delle forze statunitensi, britanniche e australiane. Si pensa che il personaggio dal grande naso, conosciuto anche come “Mr. Chad”, sia stato disegnato per la prima volta dal fumettista George Edward “Chat” Chatterton, durante gli anni quaranta, per poi venire inciso dalle truppe americane e britanniche ovunque mancassero i rifornimenti, per lasciare il segno e sdrammatizzare.

Sebbene Chatterton sia stato il primo a disegnare il personaggio, non è stato colui che ha dato il via allo slogan. Secondo diverse teorie fu James J. Kilroy a scrivere per la prima volta: Kilroy was here. Ed è così che è entrato a far parte di alcune tra le pagine più importanti della storia: Kilroy lavorava in un cantiere navale del Massachusetts, durante la seconda guerra mondiale. Era un supervisore dei lavori del cantiere, e per far si che i suoi superiori potessero riconoscere il suo lavoro rispetto a quello degli altri, scarabocchiava con la matita gialla “Kilroy was here”, per ogni lavoro controllato.

Kilroy was here - WWII Memorial di Washington DC

Ed è proprio da qui che ha iniziato a svilupparsi quello che oggi viene considerato un movimento artistico globale.

Ci troviamo dunque nella Parigi dei primi anni settanta, dove la Street Art era un movimento basato principalmente sulla protesta. Blek le Rat era uno degli artisti che ne faceva parte e ancora oggi continua a farne parte. Lo stesso Banksy ha dichiarato che: "ogni volta che dipingo qualche cosa, scopro che Blek le rat l'aveva già fatto 20 anni fa".

Blek le Rat - opera “Taki 183” per la mostra “Ratical” al Vertical Gallery

Negli stessi anni, in America, si diffonde il graffitismo dal quale poi, negli anni ottanta, si svilupperà l’arte urbana, che abbandona il semplice tag e comincia ad interagire con il pubblico. Solo in questi anni cominceranno a sentirsi nomi come quelli di Keith Haring Jean-Michel Basquiat. Il primo, un ragazzino magro e dall’aria sperduta, iniziò disegnando con un gessetto negli spazi pubblicitari vuoti nella metropolitana inglese; il secondo, il ragazzo della “City as A School” con l’irrefrenabile voglia di scrivere su qualsiasi superficie si ritrovasse davanti. Autore, insieme all’amico Al Diaz, del tag SAMO - Same Old Shit - che stava a rappresentare la marijuana che fumavano i due.

Successivamente un’ondata di artisti comincia a provare a non farsi beccare dalla polizia mentre cerca di lasciare qualcosa a coloro che, la mattina dopo, magari anche un po’ assonnati, si fermeranno a guardare ciò che hanno provato a trasmettere loro.

Sarà Ben Eine, street artist ancora legato allo studio della lettera, ad affermare che: “Il più famoso artista di strada dei giorni d’oggi è Banksy”. Lo stesso artista è uno dei pochi a conoscere l’identità di Banksy e ad aver condiviso con lui un viaggio in Palestina, in cui hanno realizzato alcune delle sue opere più significative.

Banksy - “Soldier and girl”, Bethlehem, Palestine

L’urban artist Risk nel documentario “Saving Banksy”, riassume quanto valore abbia, per coloro che hanno preso e prendono parte a questo movimento, il suo esercizio così com’è nato: “Io sono un tipo tranquillo. Mi hanno sparato una volta, accoltellato due. Sparato contro diverse volte. Tutto per l’amore dei graffiti”.

Ben Eine - “Charming”, Laguna Beach