Snapchat diventa opera d’arte

Snapchat diventa opera d’arte

L'artista Christian Marclay ti farà smettere di guardare le storie, che siano di Instagram o di Snapchat. Come? Ha trasformato il fenomeno social in una serie di installazioni artistiche interattive basate sul suono, sì, ma sul suono che emettono centinaia di migliaia di snapchat stories autentiche, di persone vere che - come me e te - pubblicano, che sia di frequente o di rado, sprazzi di vita quotidiana.

Sound Stories

Chi si sognerebbe mai di accostare, anche solo lontanamente, un fenomeno come le storie di Snapchat o Instagram all’arte? Nessuno, tranne Marclay, che non solo ha pensato di fondere l’ossimoro, ma è riuscito a farlo anche in maniera brillante e creativa.

L’artista, insieme ad un gruppo di ingegneri di Snapchat, ha realizzato “Sound Stories”. La mostra si è tenuta il 18 luglio di quest’anno a Cannes, Francia, in occasione del Festival Internazionale della creatività, ed è una mostra come non l’avete mai vista.

La caratteristica delle storie di Snapchat - e così anche di Instagram - sta nel tempo. Qualsiasi cosa tu pubblichi la troverai lì, agli occhi di tutti, per sole 24 ore, poi sfumerà e verrà dimenticata. Tutto ciò tende a trasmetterci un senso di privacy, il quale ci fa sentire protetti all’interno di un sistema in cui niente di ciò che pubblichiamo è più davvero nostro. Christian Marclay ha trascorso anni della sua vita a studiare il suono e come manipolarlo, per questo si dichiara non tanto interessato al contenuto visivo della mostra e delle storie in generale, quanto a quello sonoro. La mostra è composta da cinque installazioni, tutte disposte in stanze diverse, scopriamole insieme.

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All together

Immagina di entrare in una stanza e trovare dieci smartphone sospesi a mezz’aria da fili, che emettono suoni sconnessi, confusi e anche un po’ fastidiosi. Non promette benissimo, ma questo perché siamo tendenzialmente abituati a non soffermarci sulle cose. Viviamo nell’epoca in cui non solo il cibo è fast, ma tutto ciò che ci circonda. Allungando meglio l’orecchio e facendo attenzione, riusciresti a definire una sorta di melodia, una successione di suoni in armonia gli uni con gli altri.

Il lavoro dietro questa prima opera ha voluto preparare mentalmente lo spettatore ad affrontare al meglio il resto delle installazioni, attraverso l’utilizzo dei suoni. È stato come un aperitivo per la mente e per l’udito.

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Tinsel loop

In questa stanza possiamo assistere ad un concerto, ricreato con suoni emessi da storie di Snapchat. Una melodia chiara e riconoscibile di 18 note, vuole riprodurre la composizione dell’artista “Tinsel”.

Gli screen degli smartphone mostrano brevi snap ai quali corrispondono suoni che ricostruiscono la melodia. Gli ingegneri di Snapchat hanno trascorso mesi prima di trovare storie che avrebbero potuto ricreare fedelmente la composizione dell’artista.

The organ

L’artista confessa di aver voluto rendere l’intera mostra il più interattiva possibile, per permettere a qualsiasi spettatore, non solo di osservare, ma anche di diventare parte dell’installazione. Così in questa composizione l’artista ha messo a disposizione una tastiera, che chiunque avrebbe potuto suonare, i quali tasti corrispondevano ad una serie di snap che insieme ricreavano la nota musicale che si andava a suonare.

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Talk to me/sing to me

Anche qui solo l’interazione con l’opera permette la riuscita dell’installazione.
Qualsiasi spettatore è invitato a parlare o cantare con uno di una serie di smartphone appesi al soffitto. Tramite un algoritmo sviluppato dagli ingegneri di Snapchat, quando lo spettatore parlava con il dispositivo questo rispondeva, riproducendo ciò che aveva sentito con suoni estrapolati sempre da Snapchat stories. Come un pappagallo, ma virtuale.

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Sound tracks

L’ultima installazione ha una doppia personalità: a primo impatto è a dir poco macabra, per poi risultare commovente e toccante.

Immagina di entrare in una stanza completamente buia, nella quale si sentono rumori inquietanti, simili a pianti e lamenti. Solo facendo particolare attenzione ti accorgeresti dei piccoli cilindri appesi al soffitto, dai quali proviene il suono. Guardando nei cilindri, un po’ come fossero binocoli, ti accorgeresti che al loro interno vi è uno smartphone che riproduce in loop alcuni video a rallentatore, i quali emettono quei suoni da brividi, mentre visivamente riproducono video innocui, come ad esempio il video di un bambino che gioca con il suo cane.